New video coming soon!

In the next days a new Angarthal video will be released!
It will be not taken from the last cd “Uranus and Gaia”, but it belongs to a new chapter of Steve Angarthal’s productions…
stay tuned!

Eye for an eye it’s metal hammer top album!

di .

Pino Scotto è incazzato, ma questa non è una novità. E non nego che un po’ incazzato a questo giro lo sono pure io. Incazzato quando vedo il buon Pino lanciare i suoi strali televisivi verso politici, talent e affini, e il modo con cui questi suoi strali vengono spesso e volentieri strumentalizzati. Perchè l’ex frontman dei Vanadium da persona schietta e senza filtri non ha timore di dire la sua anche in modo diretto e decisamente colorito, rischiando però di diventare una sorta di “macchietta”, di “santone televisivo” con l’aspetto musicale che inevitabilmente finisce per passare in secondo piano.

Ed è un peccato, questo, perché dischi come ‘Eye For An Eye’ parlano da soli, incanalano nella musica e nei testi tutta la rabbia del loro autore ma, cosa più importante, ci regalano momenti di grande rock, quello più genuino, senza troppi fronzoli, tutto cuore, sudore e attitudine a mille. Perché con ‘Eye For An Eye’ si spengono per una volta le telecamere e si accendono i riflettori su un musicista che mandata affanculo l’idea di gettare la spugna e godersi la meritata pensione, si rituffa nel suo mondo, con una grinta rara anche in molti ventenni, ed una voglia di spaccare che dovrebbe fungere da esempio a molti parvenu della nuova generazione.

Ogni pezzo che va a comporre questo disco è a modo suo un pugno nello stomaco all’ascoltatore e un invito ad attaccare il cervello e iniziare a ragionare con la propria testa. È rabbia pura riversata in un sound che torna ad attingere a piene mani da quell’hard rock settantiano del quale il nostro Pino è da sempre fervido predicatore. Non a caso l’attacco dell’opener ‘Eye For An Eye’ lascia ben pochi dubbi sul match che andremo ad affrontare, flavour purpleiano, l’ascia dell’inseparabile Steve Angarthal a dipingere soli infuocati e il singer partenopeo a urlare tutta la sua rabbia senza alcun freno e con quell’ “eye for an eye” urlato nel coinvolgente chorus che va ad assumere i connotati di una minaccia.

Rallentano i tempi e si approda ad un blues cadenzato con la successiva ‘The One’, pezzo sornione graffiato dalla voce al vetriolo di Scotto che pare qui voler prendere fiato prima di tornare a lanciare i suoi strali con l’esplicita ‘One Against The Other’, ancora una traccia veloce ancorata all’hard rock più classico, una formula che si ripete con successo nella successiva ‘Two Guns’, un hard’n’heavy divertente che da un lato strappa un sorriso con il suo incidere sculettante e dall’altro solleva l’annoso problema della legittimità o meno dell’autodifesa, resa più semplice con una pistola come amica…

Con ‘Cage Of Mind’ si arriva ad uno dei migliori lavori del lavoro, un pezzo che si estranea momentaneamente dal mood del disco, puntando tutto sul feeling e lasciando trasparire la perfetta alchimia tra la voce di Scotto e la chitarra di Angarthal, qui davvero sopra le righe.

Un altro degli highlight di questo lavoro porta il titolo di ‘Crashing Tonight’, traccia impreziosita dall’armonica di Fabio Treves e rivolta ad un sound polveroso tipico del southern rock, mentre da brividi è ‘Angel Of Mercy’, una power ballad dedicata alla mamma del cantante scomparsa due anni or sono.

La corsa senza freni riparte subito con ‘Looking For A Way’, una pallottola impazzita che ci ritrascina nella bolgia del rock più crudo, annaffiato di burbon e irritato dal fumo dell’ennesima Chesterfield.

Si trova pace con la successiva ‘Wise Man Tale’, già proposta dai Fire Trails su ‘Third Moon’ ma qui riletta in una veste nuova dall’affascinante flavour celtico in un crescendo emozionale senza eguali, quindi finale affidato come giusto che sia a quel torrido rock che ha fatto da filo conduttore a tutto il lavoro, rock che passa da una divertente cover di ‘There’s Only One Way To Rock’ di Sammy Hagar, e dalla riproposizione del bluesaccio firmato ‘The Allman Brothers ‘One Way Out’, una sorta di tacito ringraziamento del buon Pino agli ascoltatori che lo hanno accompagnato sino alla fine di questo percorso, e a quelle band (e quegli stili) che ne hanno indicato il cammino.

Un cammino che diverte e fa pensare, che scuote e esorta, schiaffeggia ed emoziona… proprio come deve essere il rock, ma quello fatto bene…

METAL HAMMER

Pino Scotto upcoming album!

E’ imminente l’uscita del nuovo disco di Pino Scotto dal titolo “Eye for an eye” pubblicato da Nadir Music.

Il disco è stato suonato interamente dalla line up che ha accompagnato tutto il tour di Live for a dream (Steve Angarthal, Dario Bucca e Marco Di Salvia) e vede la partecipazione di Fabio Treves all’armonica in un paio di brani.

L’apporto di Steve a quest’ultimo lavoro è notevole avendo curato molti aspetti della produzione (scrittura dei brani, arrangiamenti e registrazione).

Per il lato esecutivo, oltre alle chitarre elettriche ed acustiche, Steve Angarthal si è inoltre occupato di tutte le tastiere e il lavoro corale portando il suo contributo stilistico alla realizzazione del disco che, mantenendo la direzione intrapresa da Pino Scotto nelle ultime produzioni, si arricchisce dei tratti epic-prog che si potevano già sentire nel disco Uranus and Gaia dello stesso Angarthal.

Eye for an Eye, registrato all’Asgardh Music Studio di Milano da Steve Angarthal, è stato mixato e masterizzato da Tommy Talamanca (Sadist) ai Nadir Music Studios di Genova e sarà disponibile dal 20 Aprile sia in Italia che all’estero sia in formato fisico – in tutti i negozi di dischi – che in download/digital streaming su tutte le principali piattaforme. A corredo poi dell’uscita, in arrivo come sempre un corposo tour di supporto che partirà il 6 Aprile da Pistoia.

Sea of Tranquillity

Angarthal: Uranus And Gaia

Italian guitarist Steve Angarthal (Fire Trails, Dragon’s Cave) looks after not only the guitar but also the vocals and the majority of bass and keyboards on his new project Angarthai and the album Uranus And GaiaUranus And Gaia includes songs that were inspired by Greek and Celtic mythology and biblical symbolism, and music wise that inspiration comes from rock, metal and classical music. I do have to question as to whether it was the best decision for Steve Angarthal to take on the vocals, as Uranus And Gaia would have benefited if he had handed the vocal duties over to someone more suited, this is the one area where I just find Uranus And Gaia to be lacking. Others may very well find that appeal but while the vocals are best summed up as satisfactory they aren’t up to the same level as the musical component. So then I don’t have any such issues with the musicianship throughout this album and the striking instrumentals are where I found the most appeal as “Leviathan Rising”, “Miles In The Desert” and the vibrant “Wielders Of Magic” with its acoustic touches that work so well with the heavier input. They showcase what a talented and adaptable guitarist Steve really is not to mention his skills as a composer if only there were more of these then my score would be more of a reflection on how good they truly are. In closing if you appreciate the work of a great guitarist as Steve Angarthal sure is that, then maybe you should give the album a go as Uranus And Gaia may very well click for you where it hasn’t for me.

Track Listing
1. Punch
2. Uranus And Gaia
3. Morrigan
4. Sailing At The End Of The World
5. Leviathan Rising
6. Holy Grail
7. Miles In The Desert
8. Unbroken
9. The Abyss Of Death
10. Wielders Of Magic
11. A Lie
12. After The Rainproof
13. Losing My Direction

Added: July 3rd 2016
Reviewer: Scott Jessup

Metal Eyes

ANGARTHAL – URANUS AND GAIA

OTTIMO LAVORO, CONSIGLIATO SIA AI VECCHI ROCKER CHE ALLE NUOVE LEVE, CHE SI TROVERANNO AL COSPETTO DI QUANTA MAGIA PUÒ SCATURIRE DALL’ATTEMPATO MA IMMORTALE HARD & HEAVY DI SCUOLA CLASSICA, SPLENDIDAMENTE INTERPRETATO DA QUESTO PROTAGONISTA DELLA SCENA TRICOLORE.

ALBERTO CENTENARI  

Non sono pochi i guitar heroes nostrani che si cimentano in album solisti dove ovviamente la protagonista assoluta è la loro sei corde.

Opere che a discapito del mero shred lasciano all’ascoltatore l’impressione di essere al cospetto di artisti completi, ottimi logicamente a livello strumentale ma non male neppure alle prese con il songwriting.
Arriva a noi dopo il bellissimo lavoro di Raff Sangiorgio, axeman della metal band estrema Gory Blister, il lavoro solista di Angarthal, chitarrista di Fire Trails, Dragon’s Cave, Rezophonic e Pino Scotto.
Aiutato in qualche brano da altri musicisti come Luca Saja (Dragon’s Cave), Angelo Perini (Fire Trails), Mauri Belluzzo (Alchemy Divine) e Sergio Pescara (Groovydo), ma di fatto da considerarsi una one man band, visto che il musicista nostrano si occupa di basso, tastiere, voce ed ovviamente chitarra, Uranus And Gaia risulta un bellissimo album incentrato sull’hard & heavy classico, ben rappresentato dalla forma canzone ed assolutamente fuori da ogni mero virtuosismo fine a se stesso.
Certo la bravura di Anghartal è risaputa e non manca di brillare in questa raccolta di brani, dal sound vario e dall’ottima presa.
Oltre alla chitarra, non mancano atmosfere tastieristiche di scuola Rainbow, valorizzate dall’ottima prestazione del nostro dietro al microfono, maschio, grintoso e perfettamente a suo agio con partiture tutto meno che facili.
Non siamo di fronte ad un album innovativo, Uranus And Gaia vive delle atmosfere care al metal più nobile suonato negli anni ottanta, ma la carica epica e sontuosa di molte delle songs presenti non può che fungere da gradito regalo ad ogni metal/rocker che si rispetti.
Più di un’ora in compagnia del classico hard & heavy, accompagnato da spumeggianti brani dai chorus grintosi ma eleganti (Rainbow, Dio, e qualche spunto del Malmsteen meno egocentrico) e tre strumentali, in cui il chitarrista nostrano non manca di stupire, senza diventare prolisso nelle scale su e giù per il manico della sei corde (bellissime Leviathan Rising e Wielders Of Magic).
Non manca la ballatona d’ordinanza (Losing My Direction), lasciata giustamente alla fine dell’opera ed almeno altre tre songs da spellarsi le mani in applausi, la title track, l’epica Sailing At The End Of The World e la Dio oriented After The Rain.
Ottimo lavoro, consigliato sia ai vecchi rocker che alle nuove leve, che si troveranno al cospetto di quanta magia può scaturire dall’attempato ma immortale hard & heavy di scuola classica, splendidamente interpretato da questo protagonista della scena tricolore.

TRACKLIST
01. Punch
02. Uranus And Gaia
03. Morrigan
04. Sailing At The End Of The World
05. Leviathan Rising
06. Holy Grail
07. Miles In The Desert
08. Unbroken
09. The Abyss Of Death
10. Wielders Of Magic
11. A Lie
12. After The Rain
13. Losing My Direction

LINE-UP
Steve Angarthal – Guitars, Keyboards, vocals, Bass
Luca Saja – Drums
Angelo Perini – Bass
Mauri Belluzzo – Keyboards
Sergio Pescara – Drums

From Mississippi to Thames show is back!

Ritorna lo spettacolo di Steve Angarthal “From Mississippi to Thames” che verrà proposto il 18 e 27 Agosto presso il locale milanese “Le Trottoir alla Darsena

Formazione:
Steve Angarthal – Chitarra e Voce
Dario Bucca – Basso
Sergio Ratti –  Batteria

Un viaggio musicale alla riscoperta di un genere musicale che nel ‘900 ha rivoluzionato la musica moderna dando ispirazione alla nascita e allo sviluppo di quasi tutti gli stili di musica popolare: il blues, e di un momento altrettanto importante nella storia della musica; la scena londinese degli anni 60/70.Lo spettacolo “From Mississippi to Thames” presentato da Steve Angarthal, chitarrista e cantante della scena hard rock/metal italiana, si pone come una rivisitazione del repertorio blues partendo da brani tradizionali  fino alla scena rock blues inglese degli anni 70’.
Tra gli autori proposti troviamo Muddy Waters, Billy boy Arnold, Hendrix, John Mayall, Clapton, Jethro Tull, Jesse Colin Young, Steve Ray Vaughan, Free e Deep Purple.Il progetto nasce, nella sua forma embrionale, con Masha Mysmane alla voce, William Nicastro al basso e Paolo Pellegatti alla batteria e Steve Angarthal alla chitarra: la formazione si esibisce in alcuni locali di Milano ma senza consolidare la situazione.

In seguito Steve, decide di formalizzare l’idea di un progetto di rivisitazione del repertorio blues e così completa l’idea di un viaggio immaginario fra i due fiumi simbolo del blues: il Mississippi e il tamigi appunto.
La scaletta dello show quindi porta l’ascoltatore attraverso un percorso che dal delta blues originario arriva fino alla scena londinese degli anni ’70 proponendo una soluzione divertente e interessante per quello che gli artisti proposti hanno apportato al vasto mondo del blues.

Questo spettacolo viene trattato mantenendo la formazione a trio reminiscente di esempi storici come Cream e Jimi Hendrix Experience e con una forma aperta dove, attorno alla figura di Steve Angarthal alla chitarra e alla voce, ruotano vari musicisti con i quali Steve ha collaborato in passato; fra questi ci sono William Nicastro, Daniele Petrosillo e Dario Bucca al basso elettrico e Sergio Pescara, William Americo Costantino, Giancarlo Cova e Sergio Ratti alla batteria.Il curriculum di ognuno di essi è di assoluto primo livello vedendo i nostri impegnati in molti importanti progetti  discografici e in attività concertistica che hanno toccato sia il territorio nazionale che quello estero.

Come nella migliore tradizione legata alla musica blues, i brani proposti vengono interpretati e trasformati in ogni esibizione per lo spirito di improvvisazione del momento e della spiccata propensione di questi musicisti a dialogare attraverso i loro strumenti musicali in un continuum sonoro sempre cangiante ed adrenalinico che è in grado di incantare e coinvolgere il pubblico!

OD Box

Oggi vorrei parlarvi di uno dei pedali che utilizzo da tempo nella mia pedaliera: OD Box di Masotti Guitar Devices.

odboxSi tratta di un pedale overdrive che offre la possibilità di saturare il suono quasi al limite della distorsione vera e propria; tuttavia le applicazioni che preferisco con questo pedale sono di Boost e overdrive. Le caratteristiche per me più importanti, e di spicco, di questo pedale sono un’ampia gamma dinamica e timbrica date dalla cura e dalla meticolosità con la quale la Masotti e’ solita realizzare i propri prodotti: infatti, pur presentando un layout abbastanza canonico, il pedale OD Box è in grado di lasciarsi alla spalle un grosso numero di pedali di altre case produttrici.

Vediamo le sue caratteristiche:

  • lo chassis è di acciaio inox piegato molto robusto,
  • sono disponibili tre controlli a potenziometro (Volume, Tono, Drive) e un interruttore piccolo a tre posizioni (Shape)che permette di impostare il tipo di saturazione preferita,
  • il circuito è di tipo true bypass
  • le connessioni disponibili si trovano ai due lati del pedale e sono in, out (ingresso e uscita del segnale) e dc input (ingresso che permette di alimentare il pedale tramite una alimentatore esterno seguendo lo standard boss 9 Volt e centrale negativo).
  • Due led per visualizzare comodamente e in ogni situazione lo stato operativo del pedale

Il pedale può anche funzionare con una pila a 9 Volt che può durare piuttosto a lungo, visto che l’OD Box presenta un consumo di corrente abbastanza basso (20mA);  in questo caso, tuttavia, è importante assicurarsi di non lasciare il pedale connesso quando non è in uso.

Per utilizzare il pedale in maniera corretta, consiglio di partire sempre dalla selezione dell’interruttore shape, perché ognuna delle tre posizioni cambia in maniera radicale il comportamento dei tre potenziometri con il quale si andrà a scolpire il suono che ci interessa.

La casa produttrice numera le tre posizioni a partire dal basso, mentre personalmente le concepisco in proporzione all’aumento del segnale (come è possibile vedere nel video in allegato all’articolo); perciò, partendo dalla posizione in basso come la numero 1, considero la posizione in alto come la 2 (mentre Masotti la numera come 3) e la posizione centrale come 3 (mentre Masotti la numera come 2).

Le caratteristiche di queste tre posizioni  sono:

  1. Overdrive morbido e cremoso con una risposta in frequenza completa, anche se leggermente contenuta sia in basso che in alto, nonché una leggera compressione del suono
  2. Overdrive più aggressivo con una mediosità che ricorda le sonorità british anni 70’; in questo caso la dinamica e l’estensione in bassa frequenza sono maggiori della posizione precedente
  3. Overdrive in grado di entrare in territorio di distorsione; in questo caso si dispone di una gamma dinamica e di frequenza molto ampie.

Vorrei sottolineare che i risultati che si possono ottenere con l’OD Box sono davvero molti perché bastano piccole variazioni di ognuno dei controlli per avere delle modifiche evidenti. Inoltre farà una notevole differenza la tipologia di impostazioni dell’amplificatore che utilizziamo, poiché,  a seconda della dinamica del suono base, le stesse impostazioni del pedale daranno sonorità differenti. Infatti, essendo l’Od Box in grado di avere un notevole segnale d’uscita, si avranno timbri variabili a seconda della capacità del nostro amplificatore di saturare o meno e seguire dinamicamente il segnale in ingresso.

Per completezza e trasparenza nella descrizione di questo pedale, vorrei aggiungere che il pedale per sua natura presenta una piccolo effetto passa alto (elimina quindi le frequenze più basse): questa caratteristica è da tenere in considerazione per capire in profondità la filosofia di costruzione che c’è dietro al pedale. Infatti, unita a questa leggera riduzione di frequenze basse, vi è una enfasi molto interessante e musicale nella parte medio alta: in questo modo il pedale permette di far passare sempre il suono della chitarra perché ne amplifica la parte più “cantabile” e di “presenza”. A sostegno di questa caratteristica vi è un uso molto diffuso da parte dei fonici di equalizzare il suono delle chitarre in questa maniera sia in ambito di studio che live.

Per concludere, considero l’ OD Box uno strumento di costruzione del mio suono molto importante perché la possibilità di un colore timbrico aggiuntivo amplifica le possibilità sonore alle quali posso attingere e la sua qualità e affidabilità eccellenti concorrono a spingere l’energia e l’inspirazione in ogni momento in cui la musica deve dire la sua!

Steve Angarthal

 

Nemesis delay

Recensione di Steve Angarthal

La casa americana Source Audio, i cui prodotti vengono distribuiti in Italia da Reference Laboratory, sta presentando negli ultimi anni una serie di prodotti, per chitarristi e bassisti, di ottima fattura che meritano sicuramente attenzione!NemesisFlat_MedRes Il filo conduttore nel quale può essere inserita l’effettistica di Source Audio è qualità, alta programmabilità e versatilità. Oggi vorrei parlare del pedale Nemesis dedicato agli effetti di ritardo del segnale (delay ). Risorse: Il pedale offre molte risorse fra le quali:

  • connessioni audio mono/stereo
  • connessioni midi in e through
  • ingresso per un pedale di espressione commutabile anche in un interruttore esterno per cambiare i preset
  • connessione proprietaria che permette di collegare il pedale al neuro Hub e poter creare una catena di effetti completamente richiamabile, oppure l’utilizzo dei pedali d’espressione Source Audio dual espressione e Reflex, o, ancora, l’utilizzo del controller wireless Hot Hand Ring
  • Porta mini-USb

L’interfaccia utente è anch’essa ricca di controlli, che però non fanno perdere la facilità e la velocità di utilizzo. Troviamo quindi, partendo dall’alto a sinistra, i seguenti controlli:

  • time: regolazione del tempo di ritardo
  • preset knob: selezione della tipologia di delay desiderata
  • mix: bilanciamento del rapporto fra suono effettato e suono originale
  • feedback: regolazione del numero di ripetizioni ed eventuale auto oscillazione
  • mod: regolazione della quantità di modulazione assegnabile ai ritardi
  • rate: regolazione della velocità di modulazione assegnabile ai ritardi
  • intensity: regolazione delle variabili timbriche associate alle diverse tipologie di delay
  • tap 1: micro interruttore che permette di impostare diverse figure ritmiche alle ripetizioni in funzione del tempo impostato
  • on/off: interruttore per abilitare e disabilitare l’effetto
  • select: micro interruttore per richiamare gli 8 preset utente memorizzabili
  • tap 2: interruttore che permette o di impostare il riferimento del tempo musicale e sincronizzare le ripetizioni del delay al brano musicale suonato, oppure di accedere alla funzione Hold per “congelare le ripetizioni in corso

Programmabilità: il Nemesis, pedale che appartiene alla ultima linea di pedali Source Audio denominata One Series, è il più potente in quanto può essere gestito sia manualmente, con l’utilizzo dei vari potenziometri, che in modalità off-line attraverso l’uso della Neuro App via smartphone o tablet, oppure attraverso il Neuro Hub e relativo software Hub manager. SOR HUB-Largehm_2_1_screenshot   Paletta timbrica: il pedale mette a disposizione una vasta gamma di tipologie di delay come eco a nastro , a condensatore o digitali tutti con la possibiltà di aggiungere alle ripetizioni modulazione (chorus, filtri e wow and flutter), pitch shifting o configurazioni ritmiche  in multi tap. A seconda del tipo di delay selezionato è anche disponibile la sezione di input filter che ripropone la colorazione del suono non effettato tipica delle macchine analogiche originali alle quali gli algoritmi si ispirano. Routing: il pedale può funzionare in modalità mono o stereo semplicemente in base ai cavi che vengono inseriti nel pedale; sempre tramite software è possibile decidere percorsi di segnale differenti come mono in-mono out + dry out, mono in – effect loop –mono out. A prescindere della configurazione prescelta, il pedale può funzionare sia in true bypass che in buffered bypass permettendo, quindi, l’ottimizzazione della qualità audio del nostro suono User preset: sono disponibili otto memorie per salvare otto effetti differenti e personalizzabili. Il default del pedale è solo quattro preset, ma attraverso la Neuro App è possibile estendere il numero disponibile; in questo caso i quattro led cambieranno la configurazione di accensione per dare la visualizzazione ottica del numero di preset abilitato. Questi preset possono essere richiamati o manualmente attraverso il piccolo interruttore select, oppure con uno switch esterno collegato all’ingresso posteriore pedal in. Midi: il Nemesis è programmabile interamente via midi, inoltre con l’utilizzo del Neuro Hub e del software di gestione Hub manager, si possono memorizzare e richiamare fino a 128 preset differenti richiamabili tramite pedaliera midi esterna tb_sb_hubmanager2Neuro App: l’applicazione funziona sfruttando la connessione 2 del pedale che richiede l’uso di un connettore jack stereo (TRS), il quale utilizza il primo percorso (Tip) per far passare il suono di chitarra e il secondo (ring) per mandare i segnali di controllo e programmazione al pedale stesso.  In dotazione viene fornito un cavetto mini jack – jack stereo che consente di collegare l’uscita cuffie dello smartphone o del tablet all’ingresso 2 del pedale. Scaricando la app gratuita Neuro App per il sistema operativo appropriato, sarà possibile regolare le impostazioni hardware globali del pedale nonché creare la propria libreria di suoni programmati, o ancora accedere alla community Source Audio dove ogni utente può condividere i propri suoni e accedere ai suoni creati da altri utenti. Ingresso USB— attraverso questa connessione è possibile mandare messaggi  MIDI program change, continuous controller e midi clock al Nemesis oppure aggiornare il pedale stesso con driver e algoritmi più recenti che vengono messi a disposizione nella sezione downloads del sito Source Audio.

Impressioni di utilizzo: sto apprezzando il Nemesis per la possibilità che offre di creare suoni differenti e sempre di grande qualità! Potendo controllare ogni singolo aspetto dei diversi delay che utilizzo è possibile, di volta in volta, arrivare dove la fantasia sonora mi sta portando. Prediligo l’uso dei delay a nastro e analogici e con le modalità noise tape, tape , slapback e analog si possono fare davvero grandi cose! Se si vuole essere ulteriormente creativi con le modalità degrade, helix, rhythmic, reverse o sweeper  si potranno trovare delle sonorità davvero interessanti e potenti per la capacità che il pedale offre nel variare e personalizzare i vari timbri.

Sperando di poter presentare un video a breve, vi saluto.

Let the music take you higher!

Steve Angarthal

web site updated

Aggiunte nuovo gallerie di foto e nuove date del tour con Pino Scotto “Live for a dream tour”!

New Photo galleries added, as well as new live events of Pino Scotto “Live for a dream tour”!

Secret of steel

ANGARTHAL “URANUS AND GAIA”
Angarthal è lo pseudonimo di un entusiasmante nuovo trio milanese. Si tratta di un progetto, capace di sposare le più tradizionali componenti della scuola hard and heavy ‘classica’ – Deep Purple, così come Rainbow – con un sound decisamente fresco e moderno, sempre accattivante. Il tutto sorretto da una tecnica sopraffina, con abbondanza di (non sterili) virtuosismi. Nei tredici brani di Uranus and Gaia, la chitarra del leader si muove a spasso tra Malmsteen, Steve Vai e naturalmente Ritchie Blackmore, non senza comunque belle tastiere di supporto. Splendida la copertina, al pari poi delle immagini evocate dai pezzi, ispirate dalla tradizione fantasy degli anni d’oro e dalla mitologia, tanto greca quanto celtica. Angarthal, pertanto, è sinonimo di musica colta e raffinata, non solo potente ed ottimamente eseguita. Per nostalgici amanti dei guitar-heroes, quindi, ma non solo.