Recensione di Sea of Tranquillity

Angarthal: Uranus And Gaia

Italian guitarist Steve Angarthal (Fire Trails, Dragon’s Cave) looks after not only the guitar but also the vocals and the majority of bass and keyboards on his new project Angarthai and the album Uranus And GaiaUranus And Gaia includes songs that were inspired by Greek and Celtic mythology and biblical symbolism, and music wise that inspiration comes from rock, metal and classical music. I do have to question as to whether it was the best decision for Steve Angarthal to take on the vocals, as Uranus And Gaia would have benefited if he had handed the vocal duties over to someone more suited, this is the one area where I just find Uranus And Gaia to be lacking. Others may very well find that appeal but while the vocals are best summed up as satisfactory they aren’t up to the same level as the musical component. So then I don’t have any such issues with the musicianship throughout this album and the striking instrumentals are where I found the most appeal as “Leviathan Rising”, “Miles In The Desert” and the vibrant “Wielders Of Magic” with its acoustic touches that work so well with the heavier input. They showcase what a talented and adaptable guitarist Steve really is not to mention his skills as a composer if only there were more of these then my score would be more of a reflection on how good they truly are. In closing if you appreciate the work of a great guitarist as Steve Angarthal sure is that, then maybe you should give the album a go as Uranus And Gaia may very well click for you where it hasn’t for me.

Track Listing
1. Punch
2. Uranus And Gaia
3. Morrigan
4. Sailing At The End Of The World
5. Leviathan Rising
6. Holy Grail
7. Miles In The Desert
8. Unbroken
9. The Abyss Of Death
10. Wielders Of Magic
11. A Lie
12. After The Rainproof
13. Losing My Direction

Added: July 3rd 2016
Reviewer: Scott Jessup

Recensione di Metal Eyes

ANGARTHAL – URANUS AND GAIA

OTTIMO LAVORO, CONSIGLIATO SIA AI VECCHI ROCKER CHE ALLE NUOVE LEVE, CHE SI TROVERANNO AL COSPETTO DI QUANTA MAGIA PUÒ SCATURIRE DALL’ATTEMPATO MA IMMORTALE HARD & HEAVY DI SCUOLA CLASSICA, SPLENDIDAMENTE INTERPRETATO DA QUESTO PROTAGONISTA DELLA SCENA TRICOLORE.

ALBERTO CENTENARI  

Non sono pochi i guitar heroes nostrani che si cimentano in album solisti dove ovviamente la protagonista assoluta è la loro sei corde.

Opere che a discapito del mero shred lasciano all’ascoltatore l’impressione di essere al cospetto di artisti completi, ottimi logicamente a livello strumentale ma non male neppure alle prese con il songwriting.
Arriva a noi dopo il bellissimo lavoro di Raff Sangiorgio, axeman della metal band estrema Gory Blister, il lavoro solista di Angarthal, chitarrista di Fire Trails, Dragon’s Cave, Rezophonic e Pino Scotto.
Aiutato in qualche brano da altri musicisti come Luca Saja (Dragon’s Cave), Angelo Perini (Fire Trails), Mauri Belluzzo (Alchemy Divine) e Sergio Pescara (Groovydo), ma di fatto da considerarsi una one man band, visto che il musicista nostrano si occupa di basso, tastiere, voce ed ovviamente chitarra, Uranus And Gaia risulta un bellissimo album incentrato sull’hard & heavy classico, ben rappresentato dalla forma canzone ed assolutamente fuori da ogni mero virtuosismo fine a se stesso.
Certo la bravura di Anghartal è risaputa e non manca di brillare in questa raccolta di brani, dal sound vario e dall’ottima presa.
Oltre alla chitarra, non mancano atmosfere tastieristiche di scuola Rainbow, valorizzate dall’ottima prestazione del nostro dietro al microfono, maschio, grintoso e perfettamente a suo agio con partiture tutto meno che facili.
Non siamo di fronte ad un album innovativo, Uranus And Gaia vive delle atmosfere care al metal più nobile suonato negli anni ottanta, ma la carica epica e sontuosa di molte delle songs presenti non può che fungere da gradito regalo ad ogni metal/rocker che si rispetti.
Più di un’ora in compagnia del classico hard & heavy, accompagnato da spumeggianti brani dai chorus grintosi ma eleganti (Rainbow, Dio, e qualche spunto del Malmsteen meno egocentrico) e tre strumentali, in cui il chitarrista nostrano non manca di stupire, senza diventare prolisso nelle scale su e giù per il manico della sei corde (bellissime Leviathan Rising e Wielders Of Magic).
Non manca la ballatona d’ordinanza (Losing My Direction), lasciata giustamente alla fine dell’opera ed almeno altre tre songs da spellarsi le mani in applausi, la title track, l’epica Sailing At The End Of The World e la Dio oriented After The Rain.
Ottimo lavoro, consigliato sia ai vecchi rocker che alle nuove leve, che si troveranno al cospetto di quanta magia può scaturire dall’attempato ma immortale hard & heavy di scuola classica, splendidamente interpretato da questo protagonista della scena tricolore.

TRACKLIST
01. Punch
02. Uranus And Gaia
03. Morrigan
04. Sailing At The End Of The World
05. Leviathan Rising
06. Holy Grail
07. Miles In The Desert
08. Unbroken
09. The Abyss Of Death
10. Wielders Of Magic
11. A Lie
12. After The Rain
13. Losing My Direction

LINE-UP
Steve Angarthal – Guitars, Keyboards, vocals, Bass
Luca Saja – Drums
Angelo Perini – Bass
Mauri Belluzzo – Keyboards
Sergio Pescara – Drums

Recensione di secret of steel

ANGARTHAL “URANUS AND GAIA”
Angarthal è lo pseudonimo di un entusiasmante nuovo trio milanese. Si tratta di un progetto, capace di sposare le più tradizionali componenti della scuola hard and heavy ‘classica’ – Deep Purple, così come Rainbow – con un sound decisamente fresco e moderno, sempre accattivante. Il tutto sorretto da una tecnica sopraffina, con abbondanza di (non sterili) virtuosismi. Nei tredici brani di Uranus and Gaia, la chitarra del leader si muove a spasso tra Malmsteen, Steve Vai e naturalmente Ritchie Blackmore, non senza comunque belle tastiere di supporto. Splendida la copertina, al pari poi delle immagini evocate dai pezzi, ispirate dalla tradizione fantasy degli anni d’oro e dalla mitologia, tanto greca quanto celtica. Angarthal, pertanto, è sinonimo di musica colta e raffinata, non solo potente ed ottimamente eseguita. Per nostalgici amanti dei guitar-heroes, quindi, ma non solo.

Review on Metal Temple

ANGARTHAL “URANUS AND GAIA”

Uranus and Gaia,” the new album by Italian Heavy Metal group ANGARTHAL, transports the listener to a world of wonder and mystery, blending fantastical fiction with the always-enthralling power of classic Heavy Metal.

Powered by the super-talented singer/guitarist Steve Angarthal, the band’s first release is chock-full of the sort of epic, melodic goodness that fans have long adored, from guys likeHELLOWEEN and IRON MAIDEN to latter-day acts such as WHITE WIZZARD andULTIMATIUM. The album was written and performed almost entirely by Angarthal himself, no mean feat even for a well-known guitar maestro, and you can tell it really is a labor of love with the impassioned performances found throughout. Backed by Luca Saja’s powerhouse drumming, ANGARTHAL bring an infectious enthusiasm to tracks like opener “Punch” and the title track, which never miss a chance to display their progressive tendencies as well as their sheer musical might.

This is all done without detracting from the normal flow of each song; for the most part, it never feels like the band is trying to flex on the listener. Instrumentals like “Leviathan Rising” and “Miles In The Desert” are indeed showcases of the Angarthal’s compositional ability, though they are just as nuanced and song-focused as any of the tracks he does lend his vocals to. Elsewhere, more serious-minded songs like “Morrigan” and “After The Rain” power ahead with their dazzling melodies and shimmering atmospheric effects. “Wielders Of Magic” yet again ventures forth without lyrics to accompany it, but the combination of dancing, clean guitar parts and electrifying solos more than provides the sense of awe its title suggests.

While the momentum on the album starts to waver after the initial wave of high-energy offerings, there isn’t a bad track to be heard on “Uranus and Gaia” as the band deliver track-after track of melodic Heavy Metal goodness. The album’s mixture of fantastical imagery and well-thought-out compositions makes for a release that is likely to be satisfying to Heavy/Power Metal connoisseurs as well as newcomers.

Songwriting: 8
Originality: 7
Memorability: 6
Production: 8

Recensione di Metal Wave

ANGARTHAL “URANUS AND GAIA”
 Quando ti trovi ad ascoltare e recensire album creati da uno dei musicisti più lodevoli della scena metal, un pò di pressione la senti.
Stiamo, ovviamente, parlando di Steve Angarthal, artista di fama internazionale e musicista dalle mille peculiarità.
La sua ultima fatica è appunto Uranus and Gaia, un album sviluppato attraverso tredici songs ben amalgamate.
In un certo senso, è come fare un mezzo tuffo nel metal più classico a cavallo tra origini e modernità.
Uranus and Gaia rappresenta un lavoro che se fosse composto da altri, suonerebbe falso, ma Steve ha la capacità di rendere unico ogni suo brano in tutti gli aspetti in cui lo “veste”.
La musica è orecchiabile, a tratti melodica, quasi una colonna sonora.
Non troviamo nulla di pomposo, ma pura e sana energia trasmessa da chi di palchi ne ha calcati.
Va da sè che tutta la line up è degna di nota.
Detto questo e trattandosi di un metal classico, ma non banale, non mi resta che consigliarvi vivamente questo Uranus and Gaia anche per supportare il talento marchiato Made in Italy e non solo quello estero.

Recensione di Mind Infinity

ANGARTHAL “URANUS AND GAIA”

Molti conosceranno Steve Angarthal nelle vesti di chitarrista di Pino Scotto, prima assieme ai Fire Trails, e recentemente come membro del gruppo che sta portando in giro il nuovo CD/DVD “Live For A Dream” dell’ex cantante dei Vanadium. “Uranus And Gaia” è un album che Steve ha fortemente sentito la necessità di comporre e registrare, non solo come “sfogo creativo”, ma anche per sottolineare la sua abilità non solo in fase tecnica (indiscutibile), ma anche compositiva. “Punch” ad esempio esplode con la furia hard rock dei vecchi Rainbow, e non a caso viene messa come bomba di apertura dell’album: non tutto il resto del materiale possiede una tale carica dinamitarda, va detto, altrimenti staremmo qui a parlare di un capolavoro. Tuttavia non ci sono mai cadute di tono in un lavoro molto compatto, che si barcamena tra classico hard rock e power metal dalle tinte più o meno neoclassicheggianti. Steve si dimostra anche un buon cantante, specie quando le melodie non richiedono troppi “ghirigori” ma vanno dritte al sodo, come nella succitata “Punch”. Si distinguono per epicità ed ariosita anche il mid-tempo “Holy Grail” e l’evocativa “Sailing At The End Of The World”. I virtuosismi di Angarthal vengono relegati per “Leviathan Rising”, ma soprattutto per la magnifica “Miles In The Desert”, un vero compendio di tecnica, melodia, arrangiamento e buon gusto.

VOTO: 7