Sea of Tranquillity

Angarthal: Uranus And Gaia

Italian guitarist Steve Angarthal (Fire Trails, Dragon’s Cave) looks after not only the guitar but also the vocals and the majority of bass and keyboards on his new project Angarthai and the album Uranus And GaiaUranus And Gaia includes songs that were inspired by Greek and Celtic mythology and biblical symbolism, and music wise that inspiration comes from rock, metal and classical music. I do have to question as to whether it was the best decision for Steve Angarthal to take on the vocals, as Uranus And Gaia would have benefited if he had handed the vocal duties over to someone more suited, this is the one area where I just find Uranus And Gaia to be lacking. Others may very well find that appeal but while the vocals are best summed up as satisfactory they aren’t up to the same level as the musical component. So then I don’t have any such issues with the musicianship throughout this album and the striking instrumentals are where I found the most appeal as “Leviathan Rising”, “Miles In The Desert” and the vibrant “Wielders Of Magic” with its acoustic touches that work so well with the heavier input. They showcase what a talented and adaptable guitarist Steve really is not to mention his skills as a composer if only there were more of these then my score would be more of a reflection on how good they truly are. In closing if you appreciate the work of a great guitarist as Steve Angarthal sure is that, then maybe you should give the album a go as Uranus And Gaia may very well click for you where it hasn’t for me.

Track Listing
1. Punch
2. Uranus And Gaia
3. Morrigan
4. Sailing At The End Of The World
5. Leviathan Rising
6. Holy Grail
7. Miles In The Desert
8. Unbroken
9. The Abyss Of Death
10. Wielders Of Magic
11. A Lie
12. After The Rainproof
13. Losing My Direction

Added: July 3rd 2016
Reviewer: Scott Jessup

Metal Eyes

ANGARTHAL – URANUS AND GAIA

OTTIMO LAVORO, CONSIGLIATO SIA AI VECCHI ROCKER CHE ALLE NUOVE LEVE, CHE SI TROVERANNO AL COSPETTO DI QUANTA MAGIA PUÒ SCATURIRE DALL’ATTEMPATO MA IMMORTALE HARD & HEAVY DI SCUOLA CLASSICA, SPLENDIDAMENTE INTERPRETATO DA QUESTO PROTAGONISTA DELLA SCENA TRICOLORE.

ALBERTO CENTENARI  

Non sono pochi i guitar heroes nostrani che si cimentano in album solisti dove ovviamente la protagonista assoluta è la loro sei corde.

Opere che a discapito del mero shred lasciano all’ascoltatore l’impressione di essere al cospetto di artisti completi, ottimi logicamente a livello strumentale ma non male neppure alle prese con il songwriting.
Arriva a noi dopo il bellissimo lavoro di Raff Sangiorgio, axeman della metal band estrema Gory Blister, il lavoro solista di Angarthal, chitarrista di Fire Trails, Dragon’s Cave, Rezophonic e Pino Scotto.
Aiutato in qualche brano da altri musicisti come Luca Saja (Dragon’s Cave), Angelo Perini (Fire Trails), Mauri Belluzzo (Alchemy Divine) e Sergio Pescara (Groovydo), ma di fatto da considerarsi una one man band, visto che il musicista nostrano si occupa di basso, tastiere, voce ed ovviamente chitarra, Uranus And Gaia risulta un bellissimo album incentrato sull’hard & heavy classico, ben rappresentato dalla forma canzone ed assolutamente fuori da ogni mero virtuosismo fine a se stesso.
Certo la bravura di Anghartal è risaputa e non manca di brillare in questa raccolta di brani, dal sound vario e dall’ottima presa.
Oltre alla chitarra, non mancano atmosfere tastieristiche di scuola Rainbow, valorizzate dall’ottima prestazione del nostro dietro al microfono, maschio, grintoso e perfettamente a suo agio con partiture tutto meno che facili.
Non siamo di fronte ad un album innovativo, Uranus And Gaia vive delle atmosfere care al metal più nobile suonato negli anni ottanta, ma la carica epica e sontuosa di molte delle songs presenti non può che fungere da gradito regalo ad ogni metal/rocker che si rispetti.
Più di un’ora in compagnia del classico hard & heavy, accompagnato da spumeggianti brani dai chorus grintosi ma eleganti (Rainbow, Dio, e qualche spunto del Malmsteen meno egocentrico) e tre strumentali, in cui il chitarrista nostrano non manca di stupire, senza diventare prolisso nelle scale su e giù per il manico della sei corde (bellissime Leviathan Rising e Wielders Of Magic).
Non manca la ballatona d’ordinanza (Losing My Direction), lasciata giustamente alla fine dell’opera ed almeno altre tre songs da spellarsi le mani in applausi, la title track, l’epica Sailing At The End Of The World e la Dio oriented After The Rain.
Ottimo lavoro, consigliato sia ai vecchi rocker che alle nuove leve, che si troveranno al cospetto di quanta magia può scaturire dall’attempato ma immortale hard & heavy di scuola classica, splendidamente interpretato da questo protagonista della scena tricolore.

TRACKLIST
01. Punch
02. Uranus And Gaia
03. Morrigan
04. Sailing At The End Of The World
05. Leviathan Rising
06. Holy Grail
07. Miles In The Desert
08. Unbroken
09. The Abyss Of Death
10. Wielders Of Magic
11. A Lie
12. After The Rain
13. Losing My Direction

LINE-UP
Steve Angarthal – Guitars, Keyboards, vocals, Bass
Luca Saja – Drums
Angelo Perini – Bass
Mauri Belluzzo – Keyboards
Sergio Pescara – Drums

OD Box

Oggi vorrei parlarvi di uno dei pedali che utilizzo da tempo nella mia pedaliera: OD Box di Masotti Guitar Devices.

odboxSi tratta di un pedale overdrive che offre la possibilità di saturare il suono quasi al limite della distorsione vera e propria; tuttavia le applicazioni che preferisco con questo pedale sono di Boost e overdrive. Le caratteristiche per me più importanti, e di spicco, di questo pedale sono un’ampia gamma dinamica e timbrica date dalla cura e dalla meticolosità con la quale la Masotti e’ solita realizzare i propri prodotti: infatti, pur presentando un layout abbastanza canonico, il pedale OD Box è in grado di lasciarsi alla spalle un grosso numero di pedali di altre case produttrici.

Vediamo le sue caratteristiche:

  • lo chassis è di acciaio inox piegato molto robusto,
  • sono disponibili tre controlli a potenziometro (Volume, Tono, Drive) e un interruttore piccolo a tre posizioni (Shape)che permette di impostare il tipo di saturazione preferita,
  • il circuito è di tipo true bypass
  • le connessioni disponibili si trovano ai due lati del pedale e sono in, out (ingresso e uscita del segnale) e dc input (ingresso che permette di alimentare il pedale tramite una alimentatore esterno seguendo lo standard boss 9 Volt e centrale negativo).
  • Due led per visualizzare comodamente e in ogni situazione lo stato operativo del pedale

Il pedale può anche funzionare con una pila a 9 Volt che può durare piuttosto a lungo, visto che l’OD Box presenta un consumo di corrente abbastanza basso (20mA);  in questo caso, tuttavia, è importante assicurarsi di non lasciare il pedale connesso quando non è in uso.

Per utilizzare il pedale in maniera corretta, consiglio di partire sempre dalla selezione dell’interruttore shape, perché ognuna delle tre posizioni cambia in maniera radicale il comportamento dei tre potenziometri con il quale si andrà a scolpire il suono che ci interessa.

La casa produttrice numera le tre posizioni a partire dal basso, mentre personalmente le concepisco in proporzione all’aumento del segnale (come è possibile vedere nel video in allegato all’articolo); perciò, partendo dalla posizione in basso come la numero 1, considero la posizione in alto come la 2 (mentre Masotti la numera come 3) e la posizione centrale come 3 (mentre Masotti la numera come 2).

Le caratteristiche di queste tre posizioni  sono:

  1. Overdrive morbido e cremoso con una risposta in frequenza completa, anche se leggermente contenuta sia in basso che in alto, nonché una leggera compressione del suono
  2. Overdrive più aggressivo con una mediosità che ricorda le sonorità british anni 70’; in questo caso la dinamica e l’estensione in bassa frequenza sono maggiori della posizione precedente
  3. Overdrive in grado di entrare in territorio di distorsione; in questo caso si dispone di una gamma dinamica e di frequenza molto ampie.

Vorrei sottolineare che i risultati che si possono ottenere con l’OD Box sono davvero molti perché bastano piccole variazioni di ognuno dei controlli per avere delle modifiche evidenti. Inoltre farà una notevole differenza la tipologia di impostazioni dell’amplificatore che utilizziamo, poiché,  a seconda della dinamica del suono base, le stesse impostazioni del pedale daranno sonorità differenti. Infatti, essendo l’Od Box in grado di avere un notevole segnale d’uscita, si avranno timbri variabili a seconda della capacità del nostro amplificatore di saturare o meno e seguire dinamicamente il segnale in ingresso.

Per completezza e trasparenza nella descrizione di questo pedale, vorrei aggiungere che il pedale per sua natura presenta una piccolo effetto passa alto (elimina quindi le frequenze più basse): questa caratteristica è da tenere in considerazione per capire in profondità la filosofia di costruzione che c’è dietro al pedale. Infatti, unita a questa leggera riduzione di frequenze basse, vi è una enfasi molto interessante e musicale nella parte medio alta: in questo modo il pedale permette di far passare sempre il suono della chitarra perché ne amplifica la parte più “cantabile” e di “presenza”. A sostegno di questa caratteristica vi è un uso molto diffuso da parte dei fonici di equalizzare il suono delle chitarre in questa maniera sia in ambito di studio che live.

Per concludere, considero l’ OD Box uno strumento di costruzione del mio suono molto importante perché la possibilità di un colore timbrico aggiuntivo amplifica le possibilità sonore alle quali posso attingere e la sua qualità e affidabilità eccellenti concorrono a spingere l’energia e l’inspirazione in ogni momento in cui la musica deve dire la sua!

Steve Angarthal

 

Nemesis delay

Recensione di Steve Angarthal

La casa americana Source Audio, i cui prodotti vengono distribuiti in Italia da Reference Laboratory, sta presentando negli ultimi anni una serie di prodotti, per chitarristi e bassisti, di ottima fattura che meritano sicuramente attenzione!NemesisFlat_MedRes Il filo conduttore nel quale può essere inserita l’effettistica di Source Audio è qualità, alta programmabilità e versatilità. Oggi vorrei parlare del pedale Nemesis dedicato agli effetti di ritardo del segnale (delay ). Risorse: Il pedale offre molte risorse fra le quali:

  • connessioni audio mono/stereo
  • connessioni midi in e through
  • ingresso per un pedale di espressione commutabile anche in un interruttore esterno per cambiare i preset
  • connessione proprietaria che permette di collegare il pedale al neuro Hub e poter creare una catena di effetti completamente richiamabile, oppure l’utilizzo dei pedali d’espressione Source Audio dual espressione e Reflex, o, ancora, l’utilizzo del controller wireless Hot Hand Ring
  • Porta mini-USb

L’interfaccia utente è anch’essa ricca di controlli, che però non fanno perdere la facilità e la velocità di utilizzo. Troviamo quindi, partendo dall’alto a sinistra, i seguenti controlli:

  • time: regolazione del tempo di ritardo
  • preset knob: selezione della tipologia di delay desiderata
  • mix: bilanciamento del rapporto fra suono effettato e suono originale
  • feedback: regolazione del numero di ripetizioni ed eventuale auto oscillazione
  • mod: regolazione della quantità di modulazione assegnabile ai ritardi
  • rate: regolazione della velocità di modulazione assegnabile ai ritardi
  • intensity: regolazione delle variabili timbriche associate alle diverse tipologie di delay
  • tap 1: micro interruttore che permette di impostare diverse figure ritmiche alle ripetizioni in funzione del tempo impostato
  • on/off: interruttore per abilitare e disabilitare l’effetto
  • select: micro interruttore per richiamare gli 8 preset utente memorizzabili
  • tap 2: interruttore che permette o di impostare il riferimento del tempo musicale e sincronizzare le ripetizioni del delay al brano musicale suonato, oppure di accedere alla funzione Hold per “congelare le ripetizioni in corso

Programmabilità: il Nemesis, pedale che appartiene alla ultima linea di pedali Source Audio denominata One Series, è il più potente in quanto può essere gestito sia manualmente, con l’utilizzo dei vari potenziometri, che in modalità off-line attraverso l’uso della Neuro App via smartphone o tablet, oppure attraverso il Neuro Hub e relativo software Hub manager. SOR HUB-Largehm_2_1_screenshot   Paletta timbrica: il pedale mette a disposizione una vasta gamma di tipologie di delay come eco a nastro , a condensatore o digitali tutti con la possibiltà di aggiungere alle ripetizioni modulazione (chorus, filtri e wow and flutter), pitch shifting o configurazioni ritmiche  in multi tap. A seconda del tipo di delay selezionato è anche disponibile la sezione di input filter che ripropone la colorazione del suono non effettato tipica delle macchine analogiche originali alle quali gli algoritmi si ispirano. Routing: il pedale può funzionare in modalità mono o stereo semplicemente in base ai cavi che vengono inseriti nel pedale; sempre tramite software è possibile decidere percorsi di segnale differenti come mono in-mono out + dry out, mono in – effect loop –mono out. A prescindere della configurazione prescelta, il pedale può funzionare sia in true bypass che in buffered bypass permettendo, quindi, l’ottimizzazione della qualità audio del nostro suono User preset: sono disponibili otto memorie per salvare otto effetti differenti e personalizzabili. Il default del pedale è solo quattro preset, ma attraverso la Neuro App è possibile estendere il numero disponibile; in questo caso i quattro led cambieranno la configurazione di accensione per dare la visualizzazione ottica del numero di preset abilitato. Questi preset possono essere richiamati o manualmente attraverso il piccolo interruttore select, oppure con uno switch esterno collegato all’ingresso posteriore pedal in. Midi: il Nemesis è programmabile interamente via midi, inoltre con l’utilizzo del Neuro Hub e del software di gestione Hub manager, si possono memorizzare e richiamare fino a 128 preset differenti richiamabili tramite pedaliera midi esterna tb_sb_hubmanager2Neuro App: l’applicazione funziona sfruttando la connessione 2 del pedale che richiede l’uso di un connettore jack stereo (TRS), il quale utilizza il primo percorso (Tip) per far passare il suono di chitarra e il secondo (ring) per mandare i segnali di controllo e programmazione al pedale stesso.  In dotazione viene fornito un cavetto mini jack – jack stereo che consente di collegare l’uscita cuffie dello smartphone o del tablet all’ingresso 2 del pedale. Scaricando la app gratuita Neuro App per il sistema operativo appropriato, sarà possibile regolare le impostazioni hardware globali del pedale nonché creare la propria libreria di suoni programmati, o ancora accedere alla community Source Audio dove ogni utente può condividere i propri suoni e accedere ai suoni creati da altri utenti. Ingresso USB— attraverso questa connessione è possibile mandare messaggi  MIDI program change, continuous controller e midi clock al Nemesis oppure aggiornare il pedale stesso con driver e algoritmi più recenti che vengono messi a disposizione nella sezione downloads del sito Source Audio.

Impressioni di utilizzo: sto apprezzando il Nemesis per la possibilità che offre di creare suoni differenti e sempre di grande qualità! Potendo controllare ogni singolo aspetto dei diversi delay che utilizzo è possibile, di volta in volta, arrivare dove la fantasia sonora mi sta portando. Prediligo l’uso dei delay a nastro e analogici e con le modalità noise tape, tape , slapback e analog si possono fare davvero grandi cose! Se si vuole essere ulteriormente creativi con le modalità degrade, helix, rhythmic, reverse o sweeper  si potranno trovare delle sonorità davvero interessanti e potenti per la capacità che il pedale offre nel variare e personalizzare i vari timbri.

Sperando di poter presentare un video a breve, vi saluto.

Let the music take you higher!

Steve Angarthal

Secret of steel

ANGARTHAL “URANUS AND GAIA”
Angarthal è lo pseudonimo di un entusiasmante nuovo trio milanese. Si tratta di un progetto, capace di sposare le più tradizionali componenti della scuola hard and heavy ‘classica’ – Deep Purple, così come Rainbow – con un sound decisamente fresco e moderno, sempre accattivante. Il tutto sorretto da una tecnica sopraffina, con abbondanza di (non sterili) virtuosismi. Nei tredici brani di Uranus and Gaia, la chitarra del leader si muove a spasso tra Malmsteen, Steve Vai e naturalmente Ritchie Blackmore, non senza comunque belle tastiere di supporto. Splendida la copertina, al pari poi delle immagini evocate dai pezzi, ispirate dalla tradizione fantasy degli anni d’oro e dalla mitologia, tanto greca quanto celtica. Angarthal, pertanto, è sinonimo di musica colta e raffinata, non solo potente ed ottimamente eseguita. Per nostalgici amanti dei guitar-heroes, quindi, ma non solo.

Review on Metal Temple

ANGARTHAL “URANUS AND GAIA”

Uranus and Gaia,” the new album by Italian Heavy Metal group ANGARTHAL, transports the listener to a world of wonder and mystery, blending fantastical fiction with the always-enthralling power of classic Heavy Metal.

Powered by the super-talented singer/guitarist Steve Angarthal, the band’s first release is chock-full of the sort of epic, melodic goodness that fans have long adored, from guys likeHELLOWEEN and IRON MAIDEN to latter-day acts such as WHITE WIZZARD andULTIMATIUM. The album was written and performed almost entirely by Angarthal himself, no mean feat even for a well-known guitar maestro, and you can tell it really is a labor of love with the impassioned performances found throughout. Backed by Luca Saja’s powerhouse drumming, ANGARTHAL bring an infectious enthusiasm to tracks like opener “Punch” and the title track, which never miss a chance to display their progressive tendencies as well as their sheer musical might.

This is all done without detracting from the normal flow of each song; for the most part, it never feels like the band is trying to flex on the listener. Instrumentals like “Leviathan Rising” and “Miles In The Desert” are indeed showcases of the Angarthal’s compositional ability, though they are just as nuanced and song-focused as any of the tracks he does lend his vocals to. Elsewhere, more serious-minded songs like “Morrigan” and “After The Rain” power ahead with their dazzling melodies and shimmering atmospheric effects. “Wielders Of Magic” yet again ventures forth without lyrics to accompany it, but the combination of dancing, clean guitar parts and electrifying solos more than provides the sense of awe its title suggests.

While the momentum on the album starts to waver after the initial wave of high-energy offerings, there isn’t a bad track to be heard on “Uranus and Gaia” as the band deliver track-after track of melodic Heavy Metal goodness. The album’s mixture of fantastical imagery and well-thought-out compositions makes for a release that is likely to be satisfying to Heavy/Power Metal connoisseurs as well as newcomers.

Songwriting: 8
Originality: 7
Memorability: 6
Production: 8

Metal Wave

ANGARTHAL “URANUS AND GAIA”
 Quando ti trovi ad ascoltare e recensire album creati da uno dei musicisti più lodevoli della scena metal, un pò di pressione la senti.
Stiamo, ovviamente, parlando di Steve Angarthal, artista di fama internazionale e musicista dalle mille peculiarità.
La sua ultima fatica è appunto Uranus and Gaia, un album sviluppato attraverso tredici songs ben amalgamate.
In un certo senso, è come fare un mezzo tuffo nel metal più classico a cavallo tra origini e modernità.
Uranus and Gaia rappresenta un lavoro che se fosse composto da altri, suonerebbe falso, ma Steve ha la capacità di rendere unico ogni suo brano in tutti gli aspetti in cui lo “veste”.
La musica è orecchiabile, a tratti melodica, quasi una colonna sonora.
Non troviamo nulla di pomposo, ma pura e sana energia trasmessa da chi di palchi ne ha calcati.
Va da sè che tutta la line up è degna di nota.
Detto questo e trattandosi di un metal classico, ma non banale, non mi resta che consigliarvi vivamente questo Uranus and Gaia anche per supportare il talento marchiato Made in Italy e non solo quello estero.

Mind Infinity

ANGARTHAL “URANUS AND GAIA”

Molti conosceranno Steve Angarthal nelle vesti di chitarrista di Pino Scotto, prima assieme ai Fire Trails, e recentemente come membro del gruppo che sta portando in giro il nuovo CD/DVD “Live For A Dream” dell’ex cantante dei Vanadium. “Uranus And Gaia” è un album che Steve ha fortemente sentito la necessità di comporre e registrare, non solo come “sfogo creativo”, ma anche per sottolineare la sua abilità non solo in fase tecnica (indiscutibile), ma anche compositiva. “Punch” ad esempio esplode con la furia hard rock dei vecchi Rainbow, e non a caso viene messa come bomba di apertura dell’album: non tutto il resto del materiale possiede una tale carica dinamitarda, va detto, altrimenti staremmo qui a parlare di un capolavoro. Tuttavia non ci sono mai cadute di tono in un lavoro molto compatto, che si barcamena tra classico hard rock e power metal dalle tinte più o meno neoclassicheggianti. Steve si dimostra anche un buon cantante, specie quando le melodie non richiedono troppi “ghirigori” ma vanno dritte al sodo, come nella succitata “Punch”. Si distinguono per epicità ed ariosita anche il mid-tempo “Holy Grail” e l’evocativa “Sailing At The End Of The World”. I virtuosismi di Angarthal vengono relegati per “Leviathan Rising”, ma soprattutto per la magnifica “Miles In The Desert”, un vero compendio di tecnica, melodia, arrangiamento e buon gusto.

VOTO: 7

Mythologica

Review from Mythologica by Thomas Riquet

 

Le guitariste italien Steve Angarthal nous propose le premier album de son nouveau projet musical,Uranus And Gaïa. Ce voyage de metal épique au cœur de les mythologies grecque et celtique, les symboliques et la fantasy, devrait vraiment vous emmener plus loin que vous ne le pensez pour le plus grand plaisir de vos oreilles.

L’artwork de l’album est pour le coup absolument magnifique. Cette luminosité, ces deux personnages, ces teintes, sont parfaitement dans le thème de l’album et illustrent à merveille la musique qui se cache derrière. Le CD commence avec Punch, morceau efficace qui nous démontre directement que l’écoute va être bonne. Le jeu de guitare est excellent et la voix de Steve Angarthal se pose parfaitement bien sur les riffs du morceau. Uranus And Gaïa vient ensuite et là on pénètre clairement dans un univers musicalement onirique et pourtant très rock. Une franche réussite. Morrigan continue dans la même veine avec des sons plus lourds en entrée de morceau avant que le tout vienne prendre son envol. Sailing at the end of the world et Leviathan Rising poursuivent l’album et sont sensiblement de la même veine, avec une petite mention spéciale pour l’introduction du second, qui est vraiment de toute beauté avec ce solo de guitare et son côté totalement instrumental.
Holy Grail et ses rythmes de basse très lourds au début proposent une ambiance plus sombre, totalement dans l’esprit d’une quête dangereuse et inquiétante. Miles in the Desert et ses rythmes arabisants est également fort intéressant. Totalement instrumental le morceau est vraiment plaisant, une chouette ballade musicale parfaitement réalisée. Viennent ensuite Unbroken, The Abysse of Death,Wielders of Magic, A Lie et After the Rain concluent presque l’album, et de belle manière. Chacun d’eux est unique mais s’intègre parfaitement dans l’ensemble musical de l’album du fait de leur cohérence.Losing my direction conclue cette excellente écoute. Magnifique ballade acoustique qui vient adoucir nos oreilles et permettre un retour à la réalité.

Uranus And Gaïa est un excellent album où Steve Angarthal vient faire la preuve de son talent à la guitare en même temps qu’en matière de composition et de chant. Du très très bon boulot en tous cas et cela vaudrait vraiment le coup que vous y jetiez un œil pour découvrir, amateur de rock ou non…

Uranus And Gaïa
Angarthal
Asgardh Music
2016

Metallized

Angarthal – Uranus And Gaia (2016)

Pubblicato il 21/07/2016 da Francesco Gallina “Raven”

C’è stato un disco uscito qualche anno fa, per la precisione nel 2005, che aveva ripropostoPino Scotto ad alti livelli all’interno di un progetto denominato Fire Trails. Quella esperienza era durata poco, ma aveva messo in luce una band composta da elementi dotati di eccellenti qualità, ognuno col suo spazio preciso. In particolare, a segnalarsi era stato il chitarrista Steve Angarthal. Il suo stile riconoscibile, i suoi licks ed i suoi arrangiamenti che erano lo scheletro dell’opera, avevano dato una forza notevole alle canzoni ed una identità precisa al disco. Dopo il prematuro split della band, il Nostro non è stato con le mani in mano, essendo stato coinvolto nel progetto Dragon’s Cave -quasi uno spin-off dei FireTrails– in quello Nothing Easy e neiFrom Mississippi to Thames, oltre a partecipare a realizzazioni altrui. Dopo queste ed altre esperienze, lo troviamo adesso alle prese con l’attività da solista con Uranus and Gaia, lavoro marchiato semplicemente come Angarthal.

La definizione di “progetto solista” riferita ad Uranus and Gaia è quanto mai calzante dato che, a parte Luca Saja (Dragon’s Cave) alla batteria e la presenza di tre ospiti che citeremo in seguito, Steve Angarthal si occupa di tutto il resto, risultando quindi accreditato come cantante, chitarrista, bassista e tastierista. Questi ultimi due strumenti sono presenti in misura QB, per usare una terminologia gastronomica. L’opera si basa su una struttura epic metal con grande spazio concesso alla melodia e sulla presenza evidente di richiami progressive, ma a venire fuori con chiarezza estrema è anche e soprattutto la formazione del chitarrista. L’educazione musicale dell’interessato fa riferimento agli anni 70 ed 80 ed all’hard rock che fu ed in parte è ancora (ma non solo, evidenti infatti anche le influenze classiche), dando vita ad un mix di stili perfettamente accostabili tra loro e legati da un lirismo di fondo che viene fuori sia dai testi che dalla musica. In particolare dalle parti prettamente strumentali. Gli argomenti trattati dalle varie canzoni riguardano la mitologia greca, quella celtica, il simbolismo biblico ed il fantasy, inserendo in questo tessuto un chiaro tributo a Ronnie James Dio, alcuni assalti prettamente metal e l’immancabile ballata. Annunciato da una splendida copertina, Uranus and Gaia è aperto da Punch, pezzo ricadente tra quelli più impetuosi e metallici, al pari di A Lie edAfter the Rain. Da questo primo brano si evince chiaramente come il Nostro se la cavi discretamente anche al microfono e, comunque, in maniera adeguata alla bisogna, cucendosi addosso un vestito musicale il più possibile adatto a lui. Dopo la piacevole spinta iniziale, èUranus and Gaia a portare il tutto in territorio ellenico, con un pezzo più arioso e raffinato -anche come arrangiamenti- nel quale le qualità da solista di Angarthal vengono fuori in maniera più vera. Morrigan ci porta invece tra i celti e ad uno stile più Fire Trails, del quale del resto Steve è stato il principale fautore. Coinvolgente il ritornello ed anni 70 piacevolmente presenti. Si sale di tono con Sailing at the End of the World, canzone nella quale l’epic con accenti oscuri la fa da padrone, coadiuvato da un heavy deciso che consente di arrivare ad un refrain più armonioso che resta subito in testa. Ancora ottimo l’arrangiamento. La strumentaleLeviathan Rising fa evidentemente parte del gruppo “biblico” e, dopo un avvio onirico, parte con un prog-heavy che sembra un Bignami delle qualità e dello stile di Angarthal. Molto classico, se volete, ma di una godibilità estrema e soprattutto di grandissimo gusto. Si ritorna ai celti conHoly Grail, canzone che sembra un altro omaggio, ma stavolta ai Thin Lizzy, e con un altro dei ritornelli da earworm permanente che il chitarrista pluripremiato sembra trovare con sconcertante facilità. Chitarra classica ad aprire Miles in the Desert, petrucciana rock-ballad strumentale soffusa e sognante che poi, ancora sulle ali di una visione sfuggente, cede il passo ad Unbroken. Il pezzo, un tributo a Ronnie Dio, funziona in quanto tale, ma non è la punta di diamante del CD. La seguente The Abyss of Death, ispirata alla novella The Sword of Shannara, scorre via ancora nel tipico stile “angarthaliano” ed è seguita subito dopo daWielders of Magic, un’altra canzone strumentale anch’essa ispirata all’opera letteraria sopracitata. Questa, molto più intensa, dopo un avvio acustico evolve in un arrangiamento heavy-prog che però si basa sempre sulla chitarra classica, dando al brano un pathos malinconico dalla cifra notevole. A Lie serve a ridare la scossa all’album con un pezzo heavy risolto con la consueta professionalità e, nemmeno a dirlo, col solito bel ritornello catchy. La parte finale di Uranus and Gaia è affidata ad After the Rain, una composizione metal quadrata impostata su tempi medi e sull’atmosfera creata dal sottofondo delle tastiere, prima di chiudere con la ballatona Losing My Direction, ancora basata su un sentimento languido e malinconico che permea molti momenti di questo lavoro. Per la cronaca, i non ancora citati ospiti sonoAngelo Perini al basso in Miles in the Desert; Mauri Belluzzo alle tastiere in Leviathan Rising e Sergio Pescara alla batteria in Wielders of Magic.

Al tirar delle somme, Uranus and Gaia non inventa nulla, ma propone un prodotto solido ed affidabile in ogni sua parte. Pezzi ben scritti, arrangiati, eseguiti e prodotti, ed un musicista ben riconoscibile che dissemina assoli sempre gradevolissimi e, soprattutto, senza mai cedere all’impulso dello shred fine a sé stesso, restando sempre al servizio del brano e mai del proprio ego. Le qualità essenziali del lavoro degli/di Angarthal sono dunque così riassumibili. Se avete apprezzato i progetti firmati in passato da Steve Angarthal, allora stimerete senza dubbio anche questo, perché Uranus and Gaia è un disco di classe e di sostanza. Romantico, elegante, aggressivo, meno propenso all’utilizzo delle tastiere rispetto a Third Moon, ma altrettanto indovinato. Citazionista in maniera dichiarata in alcuni passaggi, forse un filo troppo lungo se vogliamo, ma dal quale è difficile rimanere delusi se si apprezzano certi stili ed un certo modo di fare musica.

Voto: 77